Il ballo di Irène Némirovsky: un racconto crudele

Il ballo (Le Bal) è uno dei primi racconti di Irène Némirovsky, scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930.

83 pagine (edizione Adelphi) fatte di descrizioni precise e parole chiare. I gesti essenziali che tratteggia la Némirovsky intrappolano. Ci si trova prigionieri insieme ai personaggi di un turbinare di ipocrisie sociali, emozioni a lungo tenute a freno, risentimenti e debolezze.

Il Ballo della Piccola Biblioteca Adelphi è stato tradotto dal francese da Margherita Belardetti.

Antoinette, i Kampf e il grande ballo

Antoinette, 14 anni, sta vivendo il passaggio dall’infanzia all’adolescenza:

lunga e magra con il volto pallido di quell’età, tanto smunto da apparire agli occhi degli adulti come una macchia rotonda e chiara, priva di lineamenti […] Quattordici anni, i seni che premono sotto l’abito stretto da scolara, che feriscono e impacciano il corpo debole, infantile… I piedi grandi e quelle lunghe bacchette con all’estremità due mani arrossate, dalle dita sporche d’inchiostro…

I suoi genitori, i Kampf, sono da poco diventati ricchi e stanno organizzando un grande ballo. Uno di quelli in cui bisogna parlare il meno possibile e usare solo frasi fatte, per mostrare all’alta società di Parigi e alla cugina Isabelle i loro “mobili sovraccarichi di bronzo”.

La locandina di Le Bal di Wilhelm Thiele: il film del 1931 ispirato alla novella della Némirovsky. Credit: IMDb.

Alla ricerca di una felicità inafferrabile

L’intera storia de Il Ballo ruota attorno alle attese, ai desideri e ai rancori che rimbalzano da un personaggio all’altro. Antoinette viene rimproverata dalla madre Rosine ogni giorno.

A che stai pensando con quel labbro a penzoloni? Chiudi la bocca respira con il naso […] Sta attenta, ma come mangi? […] E non tirar su col naso, ti prego, figlia mia […] Non ti degni di rispondere? Hai inghiottito la lingua? Bene, pure le lacrime adesso!

Rosine e Antoinette si sentono derubate della loro felicità. Vogliono essere viste, riconosciute e desiderate. Antoinette è gelosa dei ragazzi innamorati che si stringono senza parlare e non smettono mai di baciarsi. Invidia la governante Betty e il suo fidanzato, talmente presi l’uno dall’altra, che se la investisse una macchina, “forse non sentirebbero nemmeno il rumore”. È osservando il loro amore che il dolore di Antoinette esplode e stravolge la superficie delle vite dei Kampf:

Una specie di vertigine si impossessò di lei, un bisogno selvaggio di commettere una bravata, di fare del male.

Rosine invidia la figlia, che ancora non ha spiccato il volo. Cerca spasmodicamente di essere di nuovo una ragazza di 20 anni, di nascondere le prime rughe, truccandosi il viso minuziosamente. Afferra, stringendolo fra le dita, un capello bianco e lo strappa violentemente. Indossa tutti i suoi gioielli, riempiendosi le dita, le braccia e il collo di ogni genere d’ornamento fino a scintillare “come un reliquiario”.

Ne Il ballo, la Nemirovsky non mette in scena solo un tormentato rapporto tra madre e figlia (il padre non ha neppure un nome), ma anche – e forse soprattutto – il rapporto di Rosine che sta invecchiando e di Antoinette che sta crescendo con i loro corpi, i desideri infantili e le speranze grinzose. C’è qualcosa di beffardo e al tempo stesso di disperato nel ritratto della madre. E c’è qualcosa di sprezzante e al tempo stesso di commovente nel personaggio di Antoinette. Entrambe cercano qualcosa che non riescono più o non possono ancora afferrare, dimenandosi tra moti improvvisi di vita interiore e aspettative e paure che attanagliano il loro essere donne.

Irène Némirovsky

Irène Némirovsky nasce a Kiew (Ucraina) nel 1903, in una famiglia dell’alta borghesia ebraica. Il suo nome, a quel tempo, è Irma Irina. Dopo qualche anno a San Pietroburgo, durante la Rivoluzione d’Ottobre, fugge dalla Russia al seguito della madre Anna e del padre Leonid. I Némirovsky trascorrono un anno in Finlandia e poi un altro in Svezia. Nel 1919, infine, si trasferiscono in Francia e cominciano una nuova vita come Irène, Fanny e Lèon.

Il sorriso di Irène Némirovsky.

Nel 1921, a diciotto anni appena compiuti, Irène vende a una rivista i suoi primi racconti. Diventa ben presto famosa, perché – come ha detto di lei il critico Henri Régnier – “la Nèmirovsky scrive il russo in francese”. La vita di Irène è segnata da un rapporto tormentato con i genitori. Nel 1924 si laurea alla Sorbona e incontra il suo compagno di vita: Michel Epstein. Si converte al cattolicesimo, ma viene comunque arrestata dai nazisti e deportata ad Auschwitz, dove muore di tifo nel 1942.

Leggere Il Ballo

Con Il Ballo, in pochissime pagine, la Nèmirovsky è riuscita a raccontare il dolore delle costruzioni e delle apparenze sociali, e a mostrare le sofferenze dell’identità femminile di fronte agli specchi, ai cambiamenti del corpo e al desiderio.

Il Ballo della Piccola Biblioteca Adelphi è stato tradotto dal francese da Margherita Belardetti.

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