“La rosa di una donna” di Olive Schreiner

Quando il mio sguardo è offuscato, e il mio cuore diventa debole, e la mia fiducia nella donna vacilla, e il suo presente è un tormento per me, e il suo futuro una disperazione, il profumo di quella rosa morta, appassita da dodici anni, ritorna a me.

Ho scoperto La rosa di una donna (1893) di Olive Schreiner grazie alla collana “Frammenti d’autore” di Caravaggio editore, che propone “brevi racconti di scrittori classici noti e meno noti della letteratura universale”, scaricabili gratuitamente.

L’edizione italiana di The Woman’s Rose per Caravaggio Editore è a cura di Enrico de Luca.

La rosa di una donna: una storia di solidarietà femminile

Una donna apre una scatola di legno dove sono racchiusi i suoi ricordi e guardando una rosa adagiata nel cofanetto, torna con dolcezza a tanto tempo prima. Quando aveva solo quindici anni, si era trasferita in un nuovo paesino di campagna, dove – prima del suo arrivo – un’altra ragazza era considerata la più bella, ed era desiderata da tutti gli uomini del villaggio. Ma

io ero una cosa nuova, ed ella era una cosa vecchia – la abbandonarono e seguirono me. Venerarono me. Fu alla mia porta che arrivarono i fiori; fu a me che offrirono venti cavalli quando potevo cavalcarne solo uno; era per me che aspettavano agli angoli delle strade; era di quello che dicevo e che facevo che parlavano.

È un mondo nel quale le donne sono ridotte a semplici oggetti da giudicare e venerare, esaltare, umiliare, oppure gettare via. I radicati pregiudizi sociali vorrebbero le ragazze in lotta, invidiose l’una dell’altra e in cerca di approvazione.

Le due non cedono però al ricatto, e riescono a stabilire un’intima comprensione reciproca, simboleggiata dalla rosa del titolo, donata dall’altra donna alla protagonista durante una festa.

Olive Schreiner e quel mondo fatto di pregiudizi

Questo brevissimo racconto è un’ottima occasione per entrare in contatto con Olive Emile Albertina Schreiner, scrittrice sudafricana, tra le prime autrici femministe della storia. Nata nel 1855 a Wittebergen e cresciuta in una società coloniale fondata su pregiudizi sociali, sessisti e razziali, nelle sue opere difende i diritti di nativi africani, donne e lavoratori.

Ritratto di Olive Schreiner

The Woman’s Rose è la seconda delle tre novelle che formano la raccolta Dream Life and Real Life, pubblicata a Londra nel 1893, con lo pseudonimo maschile di Ralph Iron.

La raccolta di racconti brevi Dream Life and Real Life

L’uso di pseudonimi maschili era una pratica piuttosto comune tra le autrici dell’epoca, che spesso sceglievano di fingersi uomini per ottenere la credibilità necessaria a essere pubblicate, o erano incoraggiate a “cambiare identità” dagli stessi editori, convinti che un nome femminile potesse scoraggiare le vendite.

Riflettere sull’emancipazione dai modelli di femminilità e bellezza con Olive Schreiner

Da sempre, le donne sono spinte a paragonarsi tra loro e allo stesso tempo a confrontarsi con un modello irrealistico di femminilità e bellezza, costruito e imposto dalla società. Il tutto sembra essere promosso come qualcosa di naturale e inevitabile.

Nel film “La donna perfetta” si parla di un’idea di femminilità legata alle apparenze e al ruolo di moglie ubbidiente

Una maggiore consapevolezza delle riflessioni attorno al tema dell’emancipazione femminile porta a un conflitto paradossale. Da un lato, vi è la chiara percezione del fatto che questa rivalità e questa ricerca a tutti i costi di una femminilità approvata socialmente mina profondamente l’autostima e la costruzione di un’identità unica, libera e felice. D’altro canto, continua a resistere una sorta di spinta a raggiungere quella presunta perfezione e a sentirsi migliori di altre, perché solo in questo modo – riuscendo, quindi, a essere riconosciute e approvate come giuste, belle e desiderabili – si può realmente essere donne.

Come racconta bene la Schreiner, la protagonista di The Woman’s Rose odiava che nella locanda del paese giocassero a stabilire chi fosse la più carina tra lei e l’altra donna. E odiava quel gioco nonostante fosse proprio lei a uscirne vittoriosa. Allo stesso tempo, però, quel riconoscimento

In parte mi piaceva. Avevo vissuto da sola per tutta la vita; nessuno mi aveva mai detto che ero bella e che ero una donna.

Il racconto di Olive Schreiner è onesto. Con una semplicità disarmante, spiega quanto può essere difficile restare ancorati ai propri ideali e smettere definitivamente di rincorrere un ideale malsano, che non è neppure nostro. Anche se tanti altri continuano a giocare allo stesso gioco di sempre, e addirittura nel momento in cui qualcuno ci dice che a quel gioco stiamo perdendo oppure vincendo.

“La primavera non può abbandonarci”

Con il passaggio da una mano all’altra di quella rosa, le due donne del racconto scelgono di non giocare e di creare un modo diverso e più autentico di relazionarsi con sé stesse e con le altre. Perché c’è sempre speranza. Come conclude la Schreiner, “la primavera non può abbandonarci”.

 

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